Echi Persistenti: la sezione italiana di Alessandra Arnò debutta a POSVERSO Bienal 2026

Echi Persistenti, la sezione italiana di videoarte sperimentale curata da Alessandra Arnò, Direttrice Artistica di Visualcontainer, debutta a POSVERSO Bienal 2026, la Bienal Internacional de Poesía Experimental de Argentina.

Testo curatoriale

Del encantamiento y el horror — Sezione italiana, POSVERSO 2026 (Bienal Internacional de Poesía Experimental de Argentina)

Echi Persistenti raccoglie sette opere video che interrogano ciò che permane sotto la superficie del presente: tracce, memorie, gesti, ferite e forme di relazione che continuano ad agire anche quando la loro origine sembra lontana, rimossa o quasi impercettibile.

Il titolo evoca una persistenza sottile, un ritorno non nostalgico ma attivo. Gli echi che attraversano questa selezione non ricostruiscono un passato perduto; piuttosto, aprono una zona di ascolto in cui il corpo, la terra, la parola, l’animale, la materia e l’immagine diventano luoghi di trasformazione. In ciascuna opera, la dimensione poetica non si separa dal reale: lo attraversa, ne espone le tensioni, ne rivela le fratture e le possibilità.

La sezione italiana si muove così tra pratiche performative, videoarte, poesia visiva, ricerca sonora ed ecologie del vivente. Le opere selezionate non costruiscono un racconto lineare, ma una costellazione di apparizioni: una terra divorata, una voragine, una pelle che muta, una voce che ritorna dalla storia, una notte di bagliori, un animale sottratto alla merce, un’opera che si disfa per rinascere in altra forma.

Mother (Madre) di Bruna Ginammi apre la sequenza capovolgendo il mito di Crono, che divorava i propri figli per paura di perdere il trono: oggi sono i figli, ovvero noi, a divorare la madre terra. Nei pochi minuti del video vediamo l’artista, vestita dal solo suono del vento, mangiare letteralmente la terra, in un gesto che condensa insieme deforestazione, agricoltura industriale, cambiamento climatico, allevamento intensivo e uso massiccio di prodotti fitosanitari che finiscono nel suolo e nell’acqua. Ma Mother non si ferma alla denuncia ecologica: recupera anche una dimensione sacra e spirituale del rapporto con la terra, richiamando le parole di Andrea Staid: «quando mangi una patata mangi i tuoi morti, perché sono sepolti nella terra», per ricordarci che proteggere la madre terra significa proteggere, insieme, la nostra stessa salute e la memoria di chi ci ha preceduto.

Alla terra divorata di Mother risponde, in altra chiave, una terra ferita. In Voragine, Dehors/Audela, il collettivo formato da Salvatore Insana ed Elisa Turco Liveri, porta lo sguardo al centro di una collina spaccata da una fessura profonda: un avvertimento, un segno, un taglio orchestrato dagli agenti atmosferici, una ferita da abitare più che da osservare. Il video si muove sulla soglia di questa apertura come in una soglia onirica, sognando l’arcadia e poi clamorosamente ritrovandola tra le voragini della terra e quelle dell’immaginario: corpo umano e ambiente naturale si compenetrano, evocando le più ctonie e ancestrali energie. Il montaggio stesso, discontinuo, frammentato, eroso come dall’acqua – ferisce la continuità della visione così come la voragine spezza il ritmo del cammino e dello sguardo, e ci interroga: come sentirsi ancora in connessione con la terra che ci ospita, quando anche l’immagine che la racconta rischia di sparire?

Se Voragine abita la ferita della terra, Piccolo archivio del sollievo di Eleonora Manca porta la stessa tensione fino al corpo, fino alla pelle. Leggendo Lucrezio, l’artista riscopre che «il tatto è il senso del corpo intero», e si mette in cerca di una pelle nuova: un piccolo archivio, appunto, di tentativi di cambiare ancora pelle, di rigenerarsi minimamente e necessariamente, in un lavoro che condensa in pochi minuti anni di ricerca sulla metamorfosi sensoriale e sulla memoria custodita nel corpo.

Dal tatto alla parola: in io vi vedo vivere / yo los veo vivir, zona|disforme – il progetto di videopoesia curato da Carlotta Cicci e Stefano Massari, porta la parola poetica al centro dell’opera, intrecciando un frammento inedito di Poema rotto di Stefano Massari con un frammento acustico rielaborato di Todesfuge di Paul Celan, recuperato dalla voce originale dell’autore. Il video non illustra la poesia: la espone a un montaggio di corpi, superfici, riflessi, animali e zone di sparizione, in spazi instabili e in continua trasformazione dove immagine, parola e suono si contaminano fino a produrre un’esperienza percettiva attraversata dal corpo, dalla memoria e dall’orrore. L’opera interroga così la distanza tra vedere e credere, di fronte all’orrore della storia che la voce di Celan porta con sé.

Alla parola che espone l’orrore della storia si affianca un sapere più antico. Le gnot dai lusôrs, dal friulano, la notte dei bagliori o la notte dei miracoli – di Isabella Pers racconta la notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, momento magico che segue il solstizio d’estate nella tradizione friulana: dal tramonto all’alba piante e fiori sembrano condensare un’energia particolare, raccolta nel rito antichissimo di raccogliere erbe propiziatorie – iperico, lavanda, rosmarino, verbena, salvia, artemisia e molte altre, per farne il mazzetto di San Giovanni. Un rituale che l’artista compie insieme alla sorella Tiziana, al figlio e ad alcuni compagni, nei campi intorno al rifugio RAVE, dove vivono gli animali e gli alberi salvati dagli allevamenti e dagli abbattimenti: un passaggio di testimone che attraversa le generazioni e supera la dinamica di genere legata alle antiche ‘donne sapienti’, depositarie della conoscenza dei riti propiziatori e di purificazione. Su quell’incolto, per usare il termine dell’antropologo Adriano Favole, che non è caos ma «vita che si organizza, che germoglia, che si stratifica come i coralli», si innesta anche la colonna sonora dell’opera: grazie al musicologo Edoardo Taori e al dispositivo Plants Play, ogni variazione elettrica di un gelso secolare salvato dall’abbattimento viene tradotta in nota, dando voce a un tempo che eccede quello umano. Sapere ancestrale e tecnologia non si oppongono, qui, ma collaborano a restituire l’ascolto di ciò che ci precede e ci sopravvive.

Art_History / Vucciria documenta una performance realizzata nel mercato storico della Vucciria di Palermo, dove Tiziana Pers propone ai pescivendoli di scambiare la vita di pesci ancora vivi destinati alla vendita con un ritratto realizzato per ciascuno di loro. I pesci vengono quindi restituiti al mare. Ogni animale salvato, ritratto e liberato afferma una cosmologia fondata sulla coesistenza tra le specie, opponendosi alla riduzione degli animali non umani a merce e interrompendo la violenza. Intrecciando poesia, rituale e azione diretta, l’opera apre una breccia nell’ordine produttivista e afferma la possibilità di una relazione ancestrale e non antropocentrica con gli altri esseri viventi. Attraverso un gesto di cura che è al tempo stesso disobbedienza e trasformazione, Art_History incarna un’arte che è forma di resistenza al paradigma capitalistico.

Chiude la selezione RE:STROY di Claire Guerrier, esplorazione cinematografica e artistica dell’atto performativo con cui Cristina Ohlmer disfa le proprie opere GEHÄUSE I & II, due grandi oggetti in vetro, installati nella Markthalle Nord di Friburgo nel dicembre 2025. Il film non documenta l’azione: la rimonta attraverso un linguaggio poetico e sperimentale fatto di intimità, frammentazione, condensazione, in cui bellezza, perdita, pericolo e trasformazione si tengono insieme senza risoluzione. È un gesto che rimette in discussione la produzione artistica stessa, distruggendola e riproponendola sotto altre forme: anche il mondo dell’arte, in questa selezione, si evolve e si mostra contro il capitalismo culturale, rifiutando l’idea dell’opera come oggetto stabile, merce da preservare intatta, un ultimo atto che è anche, letteralmente, una mutazione della forma arte, necessario.

Nel loro insieme, queste sette opere compongono una trama di presenze non pacificate: materie ferite, corpi vulnerabili, voci residue, vite animali e vegetali sottratte alla marginalità, forme artistiche esposte alla perdita e alla mutazione.

Echi Persistenti invita ad ascoltare questa persistenza. Non cerca una riconciliazione con il presente, né una sua rappresentazione ordinata. Le opere selezionate agiscono come frequenze che continuano a propagarsi: rendono percepibile ciò che insiste, ciò che non si lascia archiviare, ciò che sopravvive come responsabilità sensibile.

Alessandra Arnò
Curatrice, sezione italiana – Bienal POSVERSO 2026

Le opere

1. Bruna Ginammi — Mother

Fotogramma dell'opera di Bruna Ginammi

Anno: 2022 — Durata: 1’20”

Rovesciando il mito di Crono, che divorava i propri figli per paura di perdere il potere, il video mostra oggi i figli nell’atto di divorare la “madre” terra. Nel gesto dell’artista, vestita dal suono del vento, si condensano le tragedie della deforestazione, dell’agricoltura industriale, dei cambiamenti climatici e dell’allevamento intensivo, insieme a una dimensione sacra e spirituale del rapporto con la terra: “quando mangi una patata mangi i tuoi morti, perché sono sepolti nella terra” (Andrea Staid, Being Nature). Mother earth chiede oggi di essere protetta, insieme alla nostra stessa salute.

Bruna Ginammi (Bergamo, 1964) vive e lavora a Milano. Fotografa e video artista, ha iniziato la ricerca personale nel 1989, distinguendosi nel panorama italiano con la mostra collettiva “Lo sguardo del poeta” (SICOF, Milano, 1991) e vincendo nel 1995 l’European Kodak Panorama Award ai Rencontres d’Arles. Tra i suoi progetti, il libro Famiglie (2003) e Home, dedicato agli insediamenti dei braccianti agricoli a Rosarno.

2. Dehors/Audela — Salvatore Insana, Elisa Turco Liveri — Voragine

Fotogramma dell'opera di Dehors/Audela

Concept: Dehors/Audela (Salvatore Insana, Elisa Turco Liveri) — Film, montaggio, suono: Salvatore Insana, con Elisa Turco Liveri — Anno: 2024, Italia — Durata: 10′

Al centro di una collina si apre una fessura profonda: un avvertimento, un taglio orchestrato dagli agenti atmosferici, una ferita da abitare. Il video esplora questa apertura come soglia in cui corpo umano e ambiente naturale si compenetrano, evocando energie ctonie e ancestrali. Il montaggio, discontinuo e frammentato, ferisce la continuità della visione così come la voragine spezza il ritmo del cammino e dello sguardo: viviamo fatti di frammenti fratturati ed erosi dall’acqua, in cerca di una connessione ancora possibile con la terra che ci ospita.

Dehors/Audela è il collettivo fondato nel 2011 da Elisa Turco Liveri (performer, coreografa) e Salvatore Insana (videomaker, fotografo, regista, laureato al DAMS di Roma Tre), attivo tra opere video-teatrali, performance di danza, ricerche audiovisive, installazioni urbane e fotografiche, workshop sperimentali. La ricerca del collettivo indaga i siti di confine in cui si manifesta l’ibrido e l’indefinito, interrogando la natura delle immagini e le politiche dello sguardo.

3. Eleonora Manca — Piccolo archivio del sollievo

Fotogramma dell'opera di Eleonora Manca

Anno: 2021 — Durata: 2’06”

Un video su quando si è provato a cambiare ancora pelle. Leggendo Lucrezio, si è riscoperto che “il tatto è il senso del corpo intero”, e si è andati in cerca di nuova pelle: un gesto minimo di rigenerazione e sollievo, che attraversa memoria e corpo.

Eleonora Manca (Lucca, 1978) è artista visiva e scrittrice, si esprime attraverso fotografia, video, video installazioni, poesia visiva e libri d’artista. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea a Pisa, si è specializzata in Teatro e Arti Performative al DAMS di Torino con una tesi sulle avanguardie russe. Il video Reverse Metamorphosis ha vinto la IX edizione di Magmart ed è entrato nella collezione permanente del CAM – Casoria Contemporary Art Museum. Vive e lavora a Torino.

4. zona|disforme — Carlotta Cicci, Stefano Massari — io vi vedo vivere / yo los veo vivir

Fotogramma dell'opera di zona|disforme

A cura di: Carlotta Cicci e Stefano Massari — Testi: Stefano Massari (da Poema rotto, di prossima pubblicazione), Paul Celan (da Todesfuge, voce originale dell’autore) — Immagine, montaggio, regia: Carlotta Cicci e Stefano Massari — Musica: Stefano Massari — Anno: 2025/2026 — Durata: 5’14”

Opera costruita tra parola poetica, immagine e suono. Il video non illustra la poesia: la espone a un montaggio di corpi, superfici, riflessi, animali e zone di sparizione. L’opera interroga la distanza tra vedere e credere, dentro spazi instabili in continua trasformazione, dove immagine, parola e suono si contaminano fino a produrre un’esperienza percettiva attraversata dal corpo, dalla memoria e dall’orrore.

zona|disforme è il progetto di videopoesia curato da Carlotta Cicci e Stefano Massari, con base a Bologna. Carlotta Cicci (Roma, 1984) è poeta, videomaker e fotografa; ha pubblicato la raccolta Sul banco dei pesci (L’Arcolaio, 2022, prefazione di Alberto Bertoni). Stefano Massari lavora tra ideazione, regia, fotografia e montaggio; con Cicci ha realizzato dal 2018 il format televisivo SPIMÒ e, nel 2021, la serie documentaria in 14 episodi LA CURA, prodotta dalla Fondazione del Policlinico Sant’Orsola di Bologna.

5. Isabella Pers — Le gnot dai lusôrs

Fotogramma dell'opera di Isabella Pers

Titolo: Le gnot dai lusôrs (dal friulano: la notte dei bagliori / la notte dei miracoli) — Anno: 2024 — Durata: 13’58” — Tecnica: video, colore, suono

Il video racconta la notte di San Giovanni, tra il 23 e il 24 giugno, momento magico che segue il solstizio d’estate nella tradizione friulana. Dal tramonto all’alba, piante e fiori sembrano condensare un’energia particolare, raccolta nel rito – antichissimo – di raccogliere erbe propiziatorie (iperico, lavanda, rosmarino, verbena, salvia, artemisia e altre) per farne il mazzetto di San Giovanni. Un rituale che l’artista compie insieme alla sorella Tiziana, al figlio e ad alcuni compagni, nei campi intorno al rifugio RAVE, in un passaggio di testimone che attraversa le generazioni e supera la dinamica di genere legata alle antiche “donne sapienti”. La colonna sonora, realizzata con il musicologo Edoardo Taori attraverso il dispositivo Plants Play, traduce in note le variazioni elettriche di un gelso secolare salvato dall’abbattimento, dando voce a un tempo che eccede quello umano.

Isabella Pers vive e lavora in Friuli, dove sviluppa la propria ricerca attraverso pittura, installazione partecipata, performance, video, fotografia e disegno. I temi centrali del suo lavoro riguardano l’osservazione degli ecosistemi naturali, sociali e culturali, l’impatto del dominio antropocentrico sulla vita del pianeta e la ricerca di una simbiosi tra tutti gli esseri viventi. È co-fondatrice, insieme alla sorella Tiziana, di RAVE East Village Artist Residency, progetto partecipativo che promuove ricerca, produzione e dibattito sull’arte contemporanea in dialogo con il pensiero biocentrico e antispecista.

6. Tiziana Pers — Art_History / Vucciria

Fotogramma dell'opera di Tiziana Pers

Anno: 2018 — Durata: 6’26”

Art_History / Vucciria documenta una performance svoltasi nello storico mercato della Vucciria a Palermo, dove Tiziana Pers ha offerto ai pescivendoli la possibilità di scambiare la vita di pesci ancora vivi con un ritratto dipinto per ciascuno di essi. I pesci sono stati poi restituiti al mare. Ogni animale salvato, ritratto e rilasciato afferma una cosmologia basata sulla coesistenza interspecie, opponendosi alla riduzione degli animali non umani a merci e interrompendo la violenza. Intrecciando poesia, rituale e azione diretta, l’opera infrange l’ordine produttivista e afferma la possibilità di una relazione ancestrale, non antropocentrica, con gli altri esseri viventi. Attraverso un atto di cura che è al contempo disobbedienza e trasformazione, Art_History incarna un’arte che si configura come forma di resistenza al paradigma capitalista.

Tiziana Pers (1976) vive e lavora a Trivignano Udinese. Artista visiva e attivista, laureata con lode e dottore di ricerca in Letterature Comparate all’Università di Udine, lavora tra disegno, pittura, performance, video e installazione sulla relazione tra animali umani e non umani e sulle connessioni tra le diverse forme di dominio e discriminazione. È co-fondatrice e direttrice artistica, insieme alla sorella Isabella, di RAVE East Village Artist Residency, progetto che ospita nella campagna friulana gli animali salvati dal macello attraverso il progetto Art_History. Nel 2018, nell’ambito di Border Crossing – evento collaterale di Manifesta 12 a Palermo – ha realizzato Art_History/Vucciria, scambiando con i pescivendoli del mercato storico animali vivi destinati alla vendita con altrettanti ritratti dipinti delle stesse dimensioni: nove animali salvati, nove contratti firmati, nove vite restituite al mare o alla terra.

7. Claire Guerrier / Cristina Ohlmer — RE:STROY

Fotogramma dell'opera di Claire Guerrier e Cristina Ohlmer

Artiste: Claire Guerrier (film), Cristina Ohlmer (opera performativa) — Anno: 2026 — Durata: 9’23”

Esplorazione cinematografica e artistica dell’atto performativo di trasformazione delle opere GEHÄUSE I & II di Cristina Ohlmer (due grandi oggetti in vetro), installate nella Markthalle Nord di Friburgo nel dicembre 2025 per le riprese. Il film non documenta l’azione performativa, ma la rimonta attraverso un linguaggio visivo poetico e sperimentale fatto di intimità, frammentazione, condensazione: la tensione tra bellezza, perdita, pericolo e trasformazione.

Claire Guerrier, originaria di Strasburgo, vive a Basilea. Il suo lavoro si concentra sulla videoarte, per cui ha ricevuto nel 2010 il Basel Film Art Prize; i suoi video intrecciano piani temporali, spaziali ed emotivi diversi in un linguaggio visivo denso e stratificato. Cristina Ohlmer, nata in Italia, vive a Friburgo come artista interdisciplinare, tra disegno, installazioni luminose, film e performance; nel 2022 ha ricevuto il Reinhold Schneider Prize for Art della città di Friburgo.

Presentazioni

  • HOTEL DADA, centro de poéticas expandidas — Chávez 69, Junín, Buenos Aires (Argentina) — 4 settembre 2026
  • 704 Oficina de Arte — Florida 336, 7° piano, Buenos Aires (Argentina) — 10 settembre 2026

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