Iginio De Luca

Biografia


Nato a Formia (LT) il 21 agosto 1966 Diplomato nel 1989 all’Accademia di Belle Arti di Roma Insegna Decorazione e Installazioni Multimediali all’Accademia di Belle Arti di Torino Vive e lavora a Roma

       

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Video  disponibili:

Nato a Formia e residente a Roma, 3:00, 2010
Due inquadrature, due paesaggi, uno al dritto e l'altro capovolto che si toccano al centro; i luoghi da cui ho ripreso questi orizonti appartengono alla mia nascita (l'ospedale di Formia) e alla mia attuale residenza (il terrazzo condominiale del mio studio da cui si vede una parte di Roma). La ripresa è sena cavalletto e ognuna segue un iter casuale, contemplativo. Si crea così un'altro paesaggio, frutto del continuo slittare di un contesto sull'altro. Courtesy Galleria Martano, Torino.

Convention, 1:49, 2010
L'esordio del video è istituzionale e patriottico; la bandiera sventola e l'inno è trionfale. L'inquadratura si allarga e nel campo entrano via via bandiere e più inni nazionali. Sotto compare l'insegna di un tabacchi. La musica diventa caotica, ormai non si distinguono più le singole melodie, regna il caos sonoro. Così il senso del lavoro è totalmente stravolto e quello che era l'inizio ora non è certo la fine. In collaborazione con Galleria Martano, Torino

Manica a vento, 3’02”, 2009
Il video è un lavoro ironico e metaforico sulla situazione attuale del nostro paese.L’ inno di Mameli accompagna l’ immagine di una bandiera che a seconda di come soffia il vento si orienta a sinistra o a destra dello schermo. Questo movimento guida anche lo scorrere della musica che, se la bandiera sventola a sinistra, s’inceppa e gira al contrario, portandoci indietro nel tempo. Le immagini, e al tempo stesso l’audio, sono un pretesto per riflettere sulla pseudo ufficialità delle Istituzioni, smitizzandone il potere. In Collaborazione con Galleria Martano, Torino

C6 H8 06, 2’01”, 2008
Un’ aspirina che si scioglie in un bicchiere d’acqua. L’inquadratura ingrandisce l’immagine in modo che il soggetto non viene riconosciuto subito. Il lavoro mette a confronto, in modo anche ironico , due diverse dimensioni spaziali (micro e macro) e due contesti apparentemente distanti tra loro, uno quotidiano e l’altro cosmico. In collaborazione con Galleria Martano, Torino

L'urdemo emigrante, 2’45”, 2008
Un pupazzo gonfiabile animato da un getto d’aria. Come sfondo una strada provinciale ad alta frequentazione. Fa da colonna sonora al video la canzone “L’urdemo emigrante” di Mario Merola. Una riflessione agrodolce sul viaggio e l’emigrazione. In collaborazione con Galleria Martano, Torino

Città Natale, 1:55, 2008
Rumori, sirene, traffico... i suoni notturni di una città che vive il caos quotidiano di fine giornata.Le luvi colorate, intermittenti e cangianti, sono le uniche spie di tanta attività sonora. Poco dopo il campo si allarga, l'inquadratura permette di scorgere intorno.... niente altro che un piccolo albero di natale sintetico a fibre ottiche che, sparuto e solitario, emette timide efervescenze luminose. In collaborazione con Galleria Martano, Torino

Duecentosettanta°, 3:33, 2007
Un volto di una donna, rilassato e tranquillo, il contesto è naturale, terra cielo e alberi. poco a poco il paesaggio scorre dietro al volto, è la donna che si muove o è lo sfondo sul retro? Dopo aver attraversato gli alberi, la donna atterra" di nuovo sul prato ma ormai il mondo è capovolto e completamente deformato. In collaborazione con Galleria Martano, Torino

Autofocus, 04' 10", 2006
E' un video-autoritratto, un gioco realizzato per alternare dramma, stupore e ironia. Su entrambe le immagini (i miei genitori) cerco di sovrapporre il mio volto, tentando il miracolo di ridare vita a figure statiche. In collaborazione con Galleria Martano.

O dentro o fuori, 1:19, 2006
A tratti un acquario viene scosso da apparenti scariche elettriche; i pesci si agitano a ritmo frenetico, impazziscono. Condizione interna o esterna? Pesci o api? Acqua o aria? I dubbi sulla realtà banale e quotidiana sono i atroci, ma anche i più comici. In collaborazione con Galleria Martano.

e queste mura potessero parlare, 3:29, 2005-2008
Il lavoro consiste in uno schema planimetrico che orienta a 360° una serie di mini-film girati in super otto da famiglie degli anni 60'-70'. Il titolo del lavoro si rifà alla metafora comune che vede protagoniste le nostre pareti di casa trasformate in spugne visive e sonore, contenitori di vita domestica e di memorie familiare. In collaborazione con Galleria Martano.